GDPR: cosa ci ha insegnato l’errore di Google

Lo sappiamo, state facendo finta di niente… Eppure il GDPR è in mezzo a noi….

Forse nemmeno GOOGLE, BIG G, pensava che qualcuno lo avrebbe chiamato in causa così presto.
Tra i primi colpevoli di violazione della normativa Gdpr appare infatti il nome di Google. Nei giorni scorsi, il garante francese della privacy (Commissione nazionale informatica, Cnil) ha multato l’azienda statunitense per 50 milioni di euro, si 50.000.000 di euro, a causa della “mancanza di trasparenza, informazione inadeguata e mancanza di un valido consenso in merito alla personalizzazione degli annunci”.

In particolare, il gigante della Silicon Valley è stato accusato di rendere difficile la comprensione e la gestione della raccolta dei dati personali, informazioni a cui gli utenti potevano accedere solo dopo diversi passaggi. La stessa modalità d’azione è stata riscontrata in ogni servizio proposto da Google, tra cui quello di ricerca, di YouTube, di Maps e dell’app store Google Play. Tombola !

Il modus operandi di Google appare quindi in netto contrasto con le nuove regole indicate dal GDPR, che prevedono l’obbligo a chiedere il consenso prima della trattazione di qualsiasi informazione personale e il diritto di utilizzo dei propri dati.

Nonostante tutto e per quanto mirabolante possa sembrare questa cifra, la sanzione si rivela simbolica rispetto alla massima ammenda prevista dal GDPR (corrispondente al 4% del fatturato annuale globale dell’azienda ritenuta colpevole).

Privacy, Google corre ai ripari. In seguito alle nuove norme GDPR e per evitare altre sanzioni, Google ha introdotto alcune modifiche alla sua politica europea per la privacy. In particolare, il titolare del trattamento dati – il responsabile delle informazioni degli utenti e del rispetto delle leggi vigenti sulla privacy – è cambiato da Google LLC a Google Ireland Limited, passando dal quartiere generale californiano a quello del vecchio continente. Questo significa che la sede irlandese di Google sarà l’unica responsabile dell’osservanza delle norme del Gdpr e dovrà rispondere alle richieste sui dati degli utenti per tutto lo spazio economico europeo ovvero paesi Ue più Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera. Allo stesso tempo, Google Irlanda dovrà rispondere anche a tutte le richieste avanzate dalle forze dell’ordine dell’Unione Europea. A cambiare, oltre al titolare del trattamento dati, sono anche i termini di servizio: i servizi del colosso della ricerca online non saranno più erogati da Google Llc ma da Google Irlanda e la modifica si estenderà anche a YouTube e ai portali Drive e Play.

Non lasciamoci spaventare ma se ancora non ci siamo adeguati alle nuove normative, forse è giunto il momento di farlo. Ogni impresa, anche se microscopica, è infatti soggetta alla nuova normativa sulla protezione dei dati GDPR.

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